Un hacker è colui che non si accontenta di essere un semplice utente, bensi' e' un individuo che tende ad una conoscenza ed una comprensione più profonda degli strumenti che utilizza per un loro uso più consapevole o anche solo per pura curiosità.
Il concetto più caro agli hacker è quello della condivisione del sapere: in un mondo sempre più dominato da logiche di business, l'hacker è convinto che i prodotti dell'ingegno umano debbano essere a disposizione di tutti.
Lo scopo principale di un hacker e' affrontare sfide intellettuali, risolvere problemi, divertendosi, stando insieme, sfuggendo a logiche gerarchiche, condividendo onori, oneri e conoscenze, superando collaborativamente i limiti personali.
In sostanza l'hacker è colui che vuole capire cos'è e come funziona qualsiasi cosa e che accetta una soluzione solo se questa è la migliore, anche se poi continua a cercare alternative diverse e più interessanti. Per ottenere questo usa le proprie conoscenze, quelle degli altri e rende tutto ciò che scopre ed inventa liberamente disponibile ed utilizzabile da altri.
La comunità hacker è molto attiva in rete e un enorme numero di idee e di programmi che sono usati in tutto il mondo sono frutto del lavoro degli hacker: i primi calcolatori personali, le prime versioni di Unix, l'intero sistema Linux e la stessa Internet non sarebbero mai nati senza il lavoro appassionato di gruppi di utenti che riunivano il gioco e la creatività nella creazione di nuovi programmi utili. Per quanto riguarda Internet, tutti i protocolli usati, compreso l'onnipresente HTTP, sono frutto del lavoro corale di individui e gruppi di ricerca: chiunque ha le capacità di farlo può contribuire ad un lavoro di programmazione.
Detto questo, possiamo meglio soffermarci sulla cosiddetta “etica Hacker”; prendendo spunto dal “Jargon file” [vocabolario del 'gergo' usato dagli hacker, che contiene anche definizioni e regole di buona educazione da rispettare in rete (netiquette)] troviamo che in realtà la “cultura hacker” è un insieme, scollegato dalla rete, di sottoculture, tuttavia cosciente di radici, valori, ed alcune importanti esperienze comuni.Poiché gli hackers, come gruppo, sono persone particolarmente creative che in parte si distinguono per il rifiuto dei ‘normali’ valori e consuetudini lavorative, la loro cultura ha tradizioni insolitamente ricche e consapevoli.
Il vero hacker non censurerebbe mai delle informazioni o delle idee, di qualunque tipo. Peraltro, un hacker e’ per sua natura tollerante e difficilmente si arrabbia, ma si irrita con persone o incarichi che gli fanno perdere tempo.Ci sono pero’ delle cose che gli hacker non possono assolutamente sopportare. Una di queste e’ sicuramente la menzogna, soprattutto nei loro confronti: è infatti 'classico' l'errore che soprattutto i media fanno nei loro confronti definendo gli hacker in modo negativo e cioè facendoli facilmente confondere con i cosiddetti “cracker” che, al contrario, sono degli individui che svolgono delle attività illecite [come ad es. penetrare in un sito illegalmente ed appropriarsi di materiale protetto o comunque creare danni (crackare) ] lasciando un segno del proprio passaggio nella gran parte dei casi.
In conclusione, come abbiamo precedentemente visto, l'hacker è colui a cui piace la ricerca della più vasta conoscenza in qualsiasi ambito socio-culturale. Può infatti definirsi hacker anche uno studioso appassionato di filosofia per esempio.
ALESSANDRA MANNO
martedì 22 dicembre 2009
sabato 19 dicembre 2009
WEB 2.0
WEB 2.0
Internet non si può più considerare una semplice "rete di reti", né un agglomerato di siti Web isolati e indipendenti tra loro, bensì la summa delle capacità tecnologiche raggiunte dall’uomo nell’ambito della diffusione dell’informazione e della condivisione del sapere.Web 2.0 è un punto di partenza per nuove metodologie e applicazioni software, all'insegna della condivisione e della collaborazione tra esseri umani.
Il termine "Internet 2.0" o "Web 2.0" è quindi l’espressione del dibattito attualmente in corso in merito alle nuove possibilità di fruizione del sapere e delle informazioni offerte dalla Rete. Non è quindi un’evoluzione della tecnologia alla base della Rete, ma dei mezzi e degli strumenti che utilizzano l’infrastruttura tecnologica sulla quale poggia Internet. E' un nuovo modo di intendere la Rete, che pone al centro i contenuti, le informazioni, l'interazione.
Il Web 2.0 è un prodotto open-source, che permette di condividere le informazioni sulle quali è stato creato Internet e rende i dati più diffusi. Questo permette nuove opportunità di lavoro e di informazioni che possono essere costruite sopra le informazioni precedenti.
Il concetto di Web 2.0 pone l’accento sulle capacità di condivisione dei dati tra le diverse piattaforme tecnologiche, sia hardware che software.
Il filo conduttore è una nuova filosofia all'insegna della collaborazione. Questo è il Web 2.0, interazione sociale realizzata grazie alla tecnologia.I servizi e gli strumenti del Web 2.0 trasformano ogni utente da consumatore a partecipante, da utilizzatore passivo ad autore attivo di contenuti, messi a disposizione di chiunque si affacci su Internet, indipendentemente dal dispositivo che utilizza.
La "Craigslist" si considera a pieno titolo un'applicazione Web 2.0 in virtù del metodo di categorizzazione, non più basato sulle directory, ma sulla folksonomy (folks + taxonomy), un sistema di classificazione basato sulle parole (tag) scelte dagli utenti per descrivere un determinato argomento. In concreto, quando una persona vuole aggiungere un contenuto, non decide in quale categoria inserirlo, ma ne dà una o più parola chiave, utili a descriverlo per le future ricerche degli altri utenti. La ricerca avviene scorrendo liste incrociate di link, generate in base alle scelte e agli interventi dei singoli utenti.
Le applicazioni più diffuse del Web 2.0 sono
•
blog
•
wiki
•
social network,
•
podcasting
Tutte permettono la partecipazione nonché la diffusione di ciò che viene prodotto all’interno delle comunità interattive di fruitori/autori di contenuti.
Le materie e gli argomenti trattati spaziano lungo tutti i campi del sapere, rendendo ogni informazione immediatamente visibile e rielaborabile per qualsiasi media. Può capitare che un articolo apparso su un quotidiano online sia commentato su un blog, per poi essere arricchito dall’aggiunta di contenuti audio e video, essere condiviso all’interno di una comunità, diventando a ogni passaggio sempre più approfondito e "popolare".
Il fiore all'occhiello del Web 2.0 è senza dubbio il blog, vero e proprio luogo di incontro, discussione e condivisione di argomenti e contenuti, disponibili come testo, immagini, audio e video. L’elemento più innovativo di questo strumento/sito è la tecnologia RSS (Really Simple Syndication), grazie alla quale i contenuti dei feed RSS sono fruibili tramite appositi software che interpretano i file in linguaggio XML, rendendo visibili le informazioni ivi contenute senza bisogno di navigare il blog o il sito che li ha prodotti. E' anche possibile aggregare più feed, filtrandoli e rielaborandoli, per presentarli su un altro sito Web o su un servizio di news navigabile tramite il cellulare.
La diffusione dell’informazione avviene anche tramite i podcast (file audio) e i vodcast (file video), leggibili da programmi dedicati allo stesso modo dei feed RSS.
Scorrendo l'elenco delle soluzioni Web 2.0 troviamo i wiki, l’espressione più democratica della diffusione della conoscenza attraverso la tecnologia. La logica che muove e sviluppa i wiki è la partecipazione degli utenti a un obiettivo comune, come la realizzazione della più grande enciclopedia mondiale, la "Wikipedia", o la creazione di un glossario informatico, o di una knowledge base dedicata a un argomento specifico. Il metodo di lavoro è in questo caso l’elemento innovatore; chiunque può aggiungere o modificare il contenuto (testo, immagini e video) presente in un wiki. Ecco perché si può affermare che la partecipazione libera del singolo produce un bene culturale comune, fruibile da tutti gratuitamente.
Non possiamo non menzionare i social network, o reti sociali, che consistono in gruppi di persone, con vincoli familiari e non, con passioni e interessi comuni, intenzionati a condividere pensieri e conoscenze. Si trovano online comunità di persone che condividono i link ai siti che ritengono interessanti, oppure alle proprie foto o video, come anche poesie, o anche resoconti di eventi cui hanno partecipato. Persone che hanno la capacità e la voglia di distribuire contenuti multimediali relativi ai propri interessi. Questi gruppi si rivelano spesso una preziosa fonte di informazioni e al contempo divulgatori specializzati in argomenti di nicchia.
Il feed RSS accomuna tutte le applicazioni sopra citate, perché permette di diffonderne il contenuto con una modalità semplice e immediata. Questa capacita divulgativa può essere applicata a qualsiasi sito voglia informare i propri utenti sulle novità, come avviene per i quotidiani online che diffondono le proprie news, o per i grandi motori di ricerca che informano sui nuovi servizi attivi o in corso d'opera.
Il cuore del Web 2.0 è il contenuto, fruibile in tutte le sue applicazioni multimediali, prodotto dall’interazione delle persone tramite piattaforme ad hoc.
BLOG
In informatica, e più propriamente nel gergo di internet, un blog (blɔɡ) è un sito internet, generalmente gestito da una persona o da un ente, in cui l'autore pubblica più o meno periodicamente, come in una sorta di diario online, i propri pensieri, opinioni riflessioni, considerazioni, ed altro, assieme, eventualmente, ad altre tipologie di materiale elettronico come immagini o video.
Il termine blog è la contrazione di web-log, ovvero "diario in rete".
WIKI
Un wiki è un sito Web (o comunque una collezione di documenti ipertestuali) che viene aggiornato dai suoi utilizzatori e i cui contenuti sono sviluppati in collaborazione da tutti coloro che vi hanno accesso. La modifica dei contenuti è aperta, nel senso che il testo può essere modificato da tutti gli utenti (a volte soltanto se registrati, altre volte anche anonimi) procedendo non solo per aggiunte, ma anche cambiando e cancellando ciò che hanno scritto gli autori precedenti. Wiki, in base alla sua etimologia, è anche un modo di essere.
SOCIAL NETWORK
Una rete sociale (in inglese social network) consiste di un qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali, che vanno dalla conoscenza casuale, ai rapporti di lavoro, ai vincoli familiari. Le reti sociali sono spesso usate come base di studi interculturali in sociologia e in antropologia.
Si rende possibile anche l'analisi delle reti sociali, ovvero la mappatura e la misurazione delle reti sociali. Le reti sociali sono studiate con un formalismo matematico usando la teoria dei grafi. Più precisamente, il corpus teorico ed i modelli usati per lo studio delle reti sociali sono compresi nella cosiddetta social network analysis.
PODCASTING
Il podcasting è un sistema che permette di scaricare in modo automatico documenti (generalmente audio o video) chiamati podcast, utilizzando un programma ("client") generalmente gratuito chiamato aggregatore o feed reader.
Un podcast è perciò un file (generalmente audio o video) posto su Internet e messo a disposizione di chiunque si abboni ad una trasmissione periodica. È scaricabile automaticamente da un apposito programma, chiamato aggregatore, e si basa sui feed RSS.
Internet non si può più considerare una semplice "rete di reti", né un agglomerato di siti Web isolati e indipendenti tra loro, bensì la summa delle capacità tecnologiche raggiunte dall’uomo nell’ambito della diffusione dell’informazione e della condivisione del sapere.Web 2.0 è un punto di partenza per nuove metodologie e applicazioni software, all'insegna della condivisione e della collaborazione tra esseri umani.
Il termine "Internet 2.0" o "Web 2.0" è quindi l’espressione del dibattito attualmente in corso in merito alle nuove possibilità di fruizione del sapere e delle informazioni offerte dalla Rete. Non è quindi un’evoluzione della tecnologia alla base della Rete, ma dei mezzi e degli strumenti che utilizzano l’infrastruttura tecnologica sulla quale poggia Internet. E' un nuovo modo di intendere la Rete, che pone al centro i contenuti, le informazioni, l'interazione.
Il Web 2.0 è un prodotto open-source, che permette di condividere le informazioni sulle quali è stato creato Internet e rende i dati più diffusi. Questo permette nuove opportunità di lavoro e di informazioni che possono essere costruite sopra le informazioni precedenti.
Il concetto di Web 2.0 pone l’accento sulle capacità di condivisione dei dati tra le diverse piattaforme tecnologiche, sia hardware che software.
Il filo conduttore è una nuova filosofia all'insegna della collaborazione. Questo è il Web 2.0, interazione sociale realizzata grazie alla tecnologia.I servizi e gli strumenti del Web 2.0 trasformano ogni utente da consumatore a partecipante, da utilizzatore passivo ad autore attivo di contenuti, messi a disposizione di chiunque si affacci su Internet, indipendentemente dal dispositivo che utilizza.
La "Craigslist" si considera a pieno titolo un'applicazione Web 2.0 in virtù del metodo di categorizzazione, non più basato sulle directory, ma sulla folksonomy (folks + taxonomy), un sistema di classificazione basato sulle parole (tag) scelte dagli utenti per descrivere un determinato argomento. In concreto, quando una persona vuole aggiungere un contenuto, non decide in quale categoria inserirlo, ma ne dà una o più parola chiave, utili a descriverlo per le future ricerche degli altri utenti. La ricerca avviene scorrendo liste incrociate di link, generate in base alle scelte e agli interventi dei singoli utenti.
Le applicazioni più diffuse del Web 2.0 sono
•
blog
•
wiki
•
social network,
•
podcasting
Tutte permettono la partecipazione nonché la diffusione di ciò che viene prodotto all’interno delle comunità interattive di fruitori/autori di contenuti.
Le materie e gli argomenti trattati spaziano lungo tutti i campi del sapere, rendendo ogni informazione immediatamente visibile e rielaborabile per qualsiasi media. Può capitare che un articolo apparso su un quotidiano online sia commentato su un blog, per poi essere arricchito dall’aggiunta di contenuti audio e video, essere condiviso all’interno di una comunità, diventando a ogni passaggio sempre più approfondito e "popolare".
Il fiore all'occhiello del Web 2.0 è senza dubbio il blog, vero e proprio luogo di incontro, discussione e condivisione di argomenti e contenuti, disponibili come testo, immagini, audio e video. L’elemento più innovativo di questo strumento/sito è la tecnologia RSS (Really Simple Syndication), grazie alla quale i contenuti dei feed RSS sono fruibili tramite appositi software che interpretano i file in linguaggio XML, rendendo visibili le informazioni ivi contenute senza bisogno di navigare il blog o il sito che li ha prodotti. E' anche possibile aggregare più feed, filtrandoli e rielaborandoli, per presentarli su un altro sito Web o su un servizio di news navigabile tramite il cellulare.
La diffusione dell’informazione avviene anche tramite i podcast (file audio) e i vodcast (file video), leggibili da programmi dedicati allo stesso modo dei feed RSS.
Scorrendo l'elenco delle soluzioni Web 2.0 troviamo i wiki, l’espressione più democratica della diffusione della conoscenza attraverso la tecnologia. La logica che muove e sviluppa i wiki è la partecipazione degli utenti a un obiettivo comune, come la realizzazione della più grande enciclopedia mondiale, la "Wikipedia", o la creazione di un glossario informatico, o di una knowledge base dedicata a un argomento specifico. Il metodo di lavoro è in questo caso l’elemento innovatore; chiunque può aggiungere o modificare il contenuto (testo, immagini e video) presente in un wiki. Ecco perché si può affermare che la partecipazione libera del singolo produce un bene culturale comune, fruibile da tutti gratuitamente.
Non possiamo non menzionare i social network, o reti sociali, che consistono in gruppi di persone, con vincoli familiari e non, con passioni e interessi comuni, intenzionati a condividere pensieri e conoscenze. Si trovano online comunità di persone che condividono i link ai siti che ritengono interessanti, oppure alle proprie foto o video, come anche poesie, o anche resoconti di eventi cui hanno partecipato. Persone che hanno la capacità e la voglia di distribuire contenuti multimediali relativi ai propri interessi. Questi gruppi si rivelano spesso una preziosa fonte di informazioni e al contempo divulgatori specializzati in argomenti di nicchia.
Il feed RSS accomuna tutte le applicazioni sopra citate, perché permette di diffonderne il contenuto con una modalità semplice e immediata. Questa capacita divulgativa può essere applicata a qualsiasi sito voglia informare i propri utenti sulle novità, come avviene per i quotidiani online che diffondono le proprie news, o per i grandi motori di ricerca che informano sui nuovi servizi attivi o in corso d'opera.
Il cuore del Web 2.0 è il contenuto, fruibile in tutte le sue applicazioni multimediali, prodotto dall’interazione delle persone tramite piattaforme ad hoc.
BLOG
In informatica, e più propriamente nel gergo di internet, un blog (blɔɡ) è un sito internet, generalmente gestito da una persona o da un ente, in cui l'autore pubblica più o meno periodicamente, come in una sorta di diario online, i propri pensieri, opinioni riflessioni, considerazioni, ed altro, assieme, eventualmente, ad altre tipologie di materiale elettronico come immagini o video.
Il termine blog è la contrazione di web-log, ovvero "diario in rete".
WIKI
Un wiki è un sito Web (o comunque una collezione di documenti ipertestuali) che viene aggiornato dai suoi utilizzatori e i cui contenuti sono sviluppati in collaborazione da tutti coloro che vi hanno accesso. La modifica dei contenuti è aperta, nel senso che il testo può essere modificato da tutti gli utenti (a volte soltanto se registrati, altre volte anche anonimi) procedendo non solo per aggiunte, ma anche cambiando e cancellando ciò che hanno scritto gli autori precedenti. Wiki, in base alla sua etimologia, è anche un modo di essere.
SOCIAL NETWORK
Una rete sociale (in inglese social network) consiste di un qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali, che vanno dalla conoscenza casuale, ai rapporti di lavoro, ai vincoli familiari. Le reti sociali sono spesso usate come base di studi interculturali in sociologia e in antropologia.
Si rende possibile anche l'analisi delle reti sociali, ovvero la mappatura e la misurazione delle reti sociali. Le reti sociali sono studiate con un formalismo matematico usando la teoria dei grafi. Più precisamente, il corpus teorico ed i modelli usati per lo studio delle reti sociali sono compresi nella cosiddetta social network analysis.
PODCASTING
Il podcasting è un sistema che permette di scaricare in modo automatico documenti (generalmente audio o video) chiamati podcast, utilizzando un programma ("client") generalmente gratuito chiamato aggregatore o feed reader.
Un podcast è perciò un file (generalmente audio o video) posto su Internet e messo a disposizione di chiunque si abboni ad una trasmissione periodica. È scaricabile automaticamente da un apposito programma, chiamato aggregatore, e si basa sui feed RSS.
giovedì 10 dicembre 2009
COS’E’ LA SCUOLA OGGI?
La scuola sta cambiando. Lo spazio fisico dell’apprendere e la tipologia di oggetti culturali che costituiscono il mix formativo si ridefiniscono sulle nuove opportunità offerte dalla tecnologia: Internet, lavagne digitali e e-learning si affiancano alle lezioni frontali e ai libri, trasformando le modalità “gutenberghiane” dell’apprendimento.
La scuola si è accorta che non può continuare a “trasmettere” conoscenza e che, soprattutto, il libro non è più sufficiente anche se conserva un ruolo decisivo e probabilmente insostituibile per la formazione della coscienza critica individuale; soprattutto non è in grado di intercettare gli stili cognitivi di studenti sempre più difficili da motivare ed “agganciare” empaticamente. è vero, una trasformazione è in atto: i linguaggi digitali che le cosiddette “nuove tecnologie” introducono e che i nostri studenti utilizzano a casa quotidianamente, coinvolgono ormai tutte le discipline. Non è più il caso di confinarle nell’area tecnologia come già le Indicazioni per il Curricolo hanno bene evidenziato. Così come non è più il caso di concentrarle nel “laboratorio di informatica” dove il computer, isolato, “predica se stesso”. E questo è tanto più evidente proprio nella scuola primaria dove ci troviamo di fronte ragazzi nati nella società digitale che “parlano” un linguaggio nuovo.I docenti, in questa fase storica del sistema educativo italiano (e internazionale), si collocano in gran parte in nella fascia d'età degli (e possiedono competenze simili agli utenti che Prensky (2001) definisce "Digital Immigrants", ossia dei soggetti che hanno acquisito le loro competenze e continuano a formarsi e a formare utilizzando la tecnologia come uno strumento passivo, per lo più per scopi di documentazione personale, ma più raramente per condividere e scambiare informazioni. Vi é cioè una profonda distinzione fra i giovani, che oggi usano il web in modo autentico, profondo, sfruttandone gran parte delle potenzialità in modo naturale, e i loro docenti che della tecnologia fanno un uso limitato e limitante. Questo divario nel concepire e usare la tecnologia può avere un impatto negativo sulla didattica nelle scuole, al punto che gli stessi processi di apprendimento formale, costruiti per un mondo che non conosceva ancora la tecnologia del web, appaiono più lenti, meno efficaci, e spesso noiosi ai giovani studenti di oggi. Ne consegue che l'uso della tecnologia web in termini autentici presupponga un set di competenze in grado di valorizzarne le caratteristiche e coinvolgere i giovani studenti, dialogando e parlando a loro con il loro linguaggio, che spesso si nutre di processi di apprendimento informale, fuori dalle mura scolastiche, attraverso l'uso combinato e disinvolto di differenti tecnologie integrate (dalla TV, al web, ai videogiochi, ai videofonini) certamente più accattivanti della classica lezione frontale di gentiliana memoria. E' possibile dunque rendere più efficace la formazione formale nelle aule scolastiche proprio ricorrendo all'uso degli strumenti dell'apprendimento informale, che i giovani hanno più o meno consapevolmente imparato ad utilizzare: ai docenti resta l'importante compito di attivare tali processi di apprendimento, di stimolare gli studenti ad apprendere ed approfondire - anche dopo il suono della campanella - le tematiche trattate in classe, facendo leva proprio sulle tecnologie che questi ben conoscono.
Le nuove tecnologie non sostituiscono il libro scolastico ma poco a poco lo affiancano nella didattica e nell’apprendimento da parte dei ragazzi. E’ così che il libro mantiene la sua importanza ma viene affiancato sempre più dall’uso della rete, con una progressiva integrazione dei contenuti del libro con l’uso di Internet anche per lo studio, soprattutto per le attività di ricerca e di approfondimento.
La rete integra l’uso del libro, non lo sostituisce. Si passa da percorsi di apprendimento di tipo lineare ad altri di tipo ipertestuale e combinatorio, in cui su un certo argomento le pagine di un libro convivono con tutto quanto può essere trovato in rete utilizzando i numerosi motori di ricerca. Si stanno modificano quindi i processi con cui finora la scuola ha strutturato la didattica, con cui i docenti hanno imparato ad insegnare, e anche, con cui i genitori hanno seguito i loro figli nei compiti a casa.Processi che se da un lato possono esaltare le capacità dei ragazzi di fare confronti, prendendo in esame, in parallelo, fonti e contenuti diversi, fornire loro l’opportunità di accedere e gestire grandi quantità di informazioni, dall’altro possono introdurre meccanismi ansiogeni, causati dalla difficoltà di districarsi da soli senza guida nella enorme mole di dati e informazioni disponibili, e anche dar luogo a fenomeni di digital divide, in cui chi dispone di accesso alla rete e di conoscenze più approfondite sull’utilizzo delle tecnologie è avvantaggiato anche da un punto di vista informativo e culturale
ALESSANDRA MANNO
La scuola si è accorta che non può continuare a “trasmettere” conoscenza e che, soprattutto, il libro non è più sufficiente anche se conserva un ruolo decisivo e probabilmente insostituibile per la formazione della coscienza critica individuale; soprattutto non è in grado di intercettare gli stili cognitivi di studenti sempre più difficili da motivare ed “agganciare” empaticamente. è vero, una trasformazione è in atto: i linguaggi digitali che le cosiddette “nuove tecnologie” introducono e che i nostri studenti utilizzano a casa quotidianamente, coinvolgono ormai tutte le discipline. Non è più il caso di confinarle nell’area tecnologia come già le Indicazioni per il Curricolo hanno bene evidenziato. Così come non è più il caso di concentrarle nel “laboratorio di informatica” dove il computer, isolato, “predica se stesso”. E questo è tanto più evidente proprio nella scuola primaria dove ci troviamo di fronte ragazzi nati nella società digitale che “parlano” un linguaggio nuovo.I docenti, in questa fase storica del sistema educativo italiano (e internazionale), si collocano in gran parte in nella fascia d'età degli (e possiedono competenze simili agli utenti che Prensky (2001) definisce "Digital Immigrants", ossia dei soggetti che hanno acquisito le loro competenze e continuano a formarsi e a formare utilizzando la tecnologia come uno strumento passivo, per lo più per scopi di documentazione personale, ma più raramente per condividere e scambiare informazioni. Vi é cioè una profonda distinzione fra i giovani, che oggi usano il web in modo autentico, profondo, sfruttandone gran parte delle potenzialità in modo naturale, e i loro docenti che della tecnologia fanno un uso limitato e limitante. Questo divario nel concepire e usare la tecnologia può avere un impatto negativo sulla didattica nelle scuole, al punto che gli stessi processi di apprendimento formale, costruiti per un mondo che non conosceva ancora la tecnologia del web, appaiono più lenti, meno efficaci, e spesso noiosi ai giovani studenti di oggi. Ne consegue che l'uso della tecnologia web in termini autentici presupponga un set di competenze in grado di valorizzarne le caratteristiche e coinvolgere i giovani studenti, dialogando e parlando a loro con il loro linguaggio, che spesso si nutre di processi di apprendimento informale, fuori dalle mura scolastiche, attraverso l'uso combinato e disinvolto di differenti tecnologie integrate (dalla TV, al web, ai videogiochi, ai videofonini) certamente più accattivanti della classica lezione frontale di gentiliana memoria. E' possibile dunque rendere più efficace la formazione formale nelle aule scolastiche proprio ricorrendo all'uso degli strumenti dell'apprendimento informale, che i giovani hanno più o meno consapevolmente imparato ad utilizzare: ai docenti resta l'importante compito di attivare tali processi di apprendimento, di stimolare gli studenti ad apprendere ed approfondire - anche dopo il suono della campanella - le tematiche trattate in classe, facendo leva proprio sulle tecnologie che questi ben conoscono.
Le nuove tecnologie non sostituiscono il libro scolastico ma poco a poco lo affiancano nella didattica e nell’apprendimento da parte dei ragazzi. E’ così che il libro mantiene la sua importanza ma viene affiancato sempre più dall’uso della rete, con una progressiva integrazione dei contenuti del libro con l’uso di Internet anche per lo studio, soprattutto per le attività di ricerca e di approfondimento.
La rete integra l’uso del libro, non lo sostituisce. Si passa da percorsi di apprendimento di tipo lineare ad altri di tipo ipertestuale e combinatorio, in cui su un certo argomento le pagine di un libro convivono con tutto quanto può essere trovato in rete utilizzando i numerosi motori di ricerca. Si stanno modificano quindi i processi con cui finora la scuola ha strutturato la didattica, con cui i docenti hanno imparato ad insegnare, e anche, con cui i genitori hanno seguito i loro figli nei compiti a casa.Processi che se da un lato possono esaltare le capacità dei ragazzi di fare confronti, prendendo in esame, in parallelo, fonti e contenuti diversi, fornire loro l’opportunità di accedere e gestire grandi quantità di informazioni, dall’altro possono introdurre meccanismi ansiogeni, causati dalla difficoltà di districarsi da soli senza guida nella enorme mole di dati e informazioni disponibili, e anche dar luogo a fenomeni di digital divide, in cui chi dispone di accesso alla rete e di conoscenze più approfondite sull’utilizzo delle tecnologie è avvantaggiato anche da un punto di vista informativo e culturale
ALESSANDRA MANNO
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