giovedì 25 febbraio 2010

domenica 7 febbraio 2010

il sole 24 ore

Nuove tecnologie
È iniziata l’era dell’e-book
In Usa si diffonde l’abitudine di leggere libri e giornali in formato digitale. La tecnologia c’è, la scelta dei dispositivi anche, i libri sono centinaia di migliaia e sbarcano in biblioteca. Il boom previsto per il Natale 2010. Ma l’Italia, nonostante l’arrivo di Kindle, è ancora indietro
Anna Muzio
18 Novembre 2009

Ho preso il treno al volo, l'edicola è chiusa, non ho niente da leggere e il viaggio dura tre ore. Che faccio? Mi collego al sito e mi compro l'ultimo libro di Tristram Stuart, Waste, su come buttiamo nella spazzatura metà delle nostre risorse alimentari. O più semplicemente scarico la copia odierna del New York Times. In un minuto eccoli apparire sul mio schermo, e posso iniziare a leggere. Mi stufo e mi deprimo? No problem, passo subito a qualcosa di meno impegnativo, tipo Jane Austen. Domenica uggiosa a casa, niente da fare. Ci vorrebbe un buon libro.. mi collego al sito della biblioteca rionale, digito il codice della mia tessera e posso scegliere di scaricare migliaia di titoli, gratis naturalmente, quando mi pare e senza uscire sotto la pioggia. Fantascienza? Proprio no, succede oggi, negli Stati Uniti. Per ora è un fenomeno un po' d'avanguardia, sia chiaro. In mano a tecnomaniaci, studenti particolarmente aggiornati e manager viaggianti. Ma tant'è, negli Usa sono 5.400 le biblioteche pubbliche che hanno in catalogo e-book, e quest'anno secondo il NYT siamo già arrivati a un milioni di libri in formato digitale scaricati. Da leggere sul Pc, ma anche fuori casa, in metropolitana o da portarsi in vacanza senza incappare nelle nuove supertariffe delle compagnie low-cost per eccesso di peso del bagaglio. Dopo anni di attese, false partenze e reticenze, forse ora ci siamo. Secondo la società di ricerche specializzata in hi-tech Gartner, dopo un 2009 di vendite interessanti, sarà il 2010 l'anno dell'affermazione, con un vero e proprio boom atteso per fine anno, in coincidenza con le feste natalizie. Ad aprire la strada, inutile dirlo, è stato Kindle. Il lettore ideato da Amazon, il più grande sito di vendite di libri online (e chi altro?). Un aggeggio che pesa meno di 300 grammi e contiene fino a 1500 libri (da scegliere tra i 350.000 in catalogo) con una batteria che dura per giorni, la capacità di leggere anche in pieno sole e la possibilità si scaricare un libro in un minuto tramite la rete di telefonia cellulare, senza costi aggiuntivi e a un prezzo spesso minore di $ 10 (meno della versione cartacea quindi). Il tutto a un costo accettabile, $ 259: da poco è disponibile anche in Italia. Ma la concorrenza non manca: Sony, in primis, ma anche Nook di Barnes & Noble e i-Rex, Cybook, iLIad ecc. Ma non son tutte rose… Già nei blog e sulla stampa (invidiosa?) appaiono alcune voci di dissenso. I problemi di Kindle riguardano soprattutto la compatibilità con altri sistemi. I libri digitali scaricabili in biblioteca, ad esempio, possono essere letti su Pc e di solito su Sony Reader, ma non su i-Phone e Kindle, il quale legge solo il formato dei libri acquistabili su Amazon. E il software che permette di leggere lo stesso libro iniziato su Kindle sul proprio i-Phone, cominciando esattamente da dove lo si era lasciato (segnalibri addio!) c'è, ma per ora solo negli Stati Uniti. Su questa falla spera di introdursi Google, che ha annunciato che da giugno prossimo incomincerà a vendere libri digitali online con un sistema di lettura compatibile con ogni tipo di apparecchio (Pc, smart phone) che disponga di connessione internet e un browser di qualsiasi tipo. E ci sarà la possiblità di passare da un dispositivo all'altro. Altra cosa che non a tutti piace è il contratto d'acquisto: prevede che il libro non solo sia personale e non cedibile (niente e-book di seconda mano quindi) ma che possa essere ritirato in qualsiasi momento da Amazon. Ipotesi assurda? Mica tanto, è già successo, udite udite, con le copie di 1984 di George Orwell (proprio lui) a seguito di beghe sui diritti d'autore con la casa editrice. Italia agli albori Il fatto - per gli utenti internazionali dei 100 Paesi dove è oggi disponibile Kindle 2 International - è che con Kindle tutto, caricabatteria, tastiera, prezzo (in dollari, quindi variabile da Paese a Paese) e soprattutto la lingua delle proposte, è a stelle e strisce. Come denuncia Charlie Sorrel dal sito di Wired, Kindle International rimane Usa-centrico. Prima di tutto nell'offerta: 200.000 titoli per ora rigorosamente in inglese, mentre tra gli 85 periodici e quotidiani scaricabili c'è anche La Stampa; Il Corriere della Sera invece c'è, ma non è (misteriosamente) acquistabile dai residenti in Europa (Italia compresa).Delle biblioteche nostrane è meglio non parlarne: l'e-book rimane per ora un oggetto misterioso, c'è qualche esempio di vecchi testi in formato Pdf ma scaricarsi le novità da casina propria è, per ora, pura fantascienza. C'è qualche studio di fattibilità, ma a quanto ci risulta nulla più. Eppure anche da noi compaiono i primi timidi tentativi. Feltrinelli negli store propone il lettore i-Rex, e di recente il sito e-business di Media World ha aperto una sezione e-Book, con tre lettori con prezzi intorno ai 250 euro: peccato però che non siano ancora disponibili all'acquisto. Lo saranno per Natale? Ma la vera e più spinosa questione è questa: a quando gli e-book in italiano? Per ora infatti, tutto ha senso unicamente per chi gode di una conoscenza non scolastica dell'inglese. Qualcosina in rete c'è, ma i titoli che non siano Pdf sono veramente pochi, e le novità di rilievo nulle. Tra le poche eccezioni ci sono i manuali e testi scientifici di Franco Angeli per Pc, che però non possono essere letti su Mac.Altro problemino: in Italia la legislazione equipara gli e-book ai software, con l'IVA al 20% invece che al 4%, e li inquadra come programmi sottoposti a licenza d'uso. Il futuro tra Nook e ipertesti Dal 30 novembre sarà disponibile solo sul mercato Usa quello che si presenta come e il concorrente più accanito di Kindle: Nook di Barnes&Noble, editore con sito per le vendite online. Memoria estesa per arrivare a 17.500 libri ma soprattutto parte dello schermo a colori, con uno sguardo alle connessioni con altri media, video e film, sono le novità. Secondo Gartner però a frenare tuttora il dilagare del fenomeno ci sono i prezzi relativamente alti dei lettori, che per sfondare dovrebbero scendere sotto la soglia psicologica dei $ 100, e la possibilità di acquistarli da vari canali. Quel che è certo è che l'anno prossimo sarà il banco di prova per sapere se il nuovo modo di leggere, dopo mezzo millennio di carta e inchiostro, sarà accettato dai più. Arrivano i Vooks Non sono e-book, anzi spesso partono da una versione cartacea. Sono ibridi, che utilizzano le possibilità insite nel web, condividendo foto e video in primis, ma anche promovendo blog e chat via social network per integrare e interagire con la trama. Potrebbero essere i vooks la prossima frontiera. Lo scopo di tutto ciò? Innovare, ma soprattutto attirare nuovi lettori senza distoglierli del tutto dai loro media preferiti. Tra gli esempi più citati c'è Level 26: Dark Origins, un thriller uscito a settembre in Usa e firmato Anthony E. Zuiker, creatore della serie Csi. Il libro - si può scegliere su carta o in formato audio o digitale - rimanda a un sito internet nel quale visionare video che aiutano a comprendere la trama. Sui vooks sta puntando anche il colosso americano dell'editoria Simon&Schuster con manuali pratici nei quali integra il testo - digitale - con video che mostrano come fare gli esercizi o i compiti descritti.

repubblica.it

L'INTERVISTA
"Tecnologie, l'Italia è indietroLo sviluppo parta dalle scuole"
Parla il vicepresidente di Microsoft Umberto Paolucci, all'indomani dell'accordo con l'Unesco per l'istruzione superiore e l'Ict. Del gap tecnologico che ci vede nelle retrovie dell'Europa, dei benefici della concorrenza, dei nuovi sistemi operativi in uscita, dei giovani di DANIELE VULPI
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Umberto Paolucci
ROMA - "Nell'utilizzo delle tecnologie noi italiani siamo indietro in Europa, è chiaro a tutti. Dobbiamo fare di più. Anche perché da questa via passano la crescita della competitività e lo sviluppo del Paese". E' realista Umberto Paolucci, vicepresidente di Microsoft e responsabile per l'Europa, il Medio Oriente e l'Africa. Non si nasconde quanto questo gap tecnologico rischi di pesare sul futuro del sistema paese. "Si è sempre parlato della necessità di miglioramento - osserva - ma così urgente non doveva poi essere visto che non è stato messo in atto. I fatti sono questi: a scuola abbiamo in media 8 pc per 100 studenti. E di questi solo 6,5 connessi a internet. Siamo indietro su ogni indicatore: penetrazione dei computer nelle famiglie, nell'industria, nella pubblica amministrazione, nei collegamenti internet. E gli altri? Un paese come la Danimarca ha 27 computer ogni 100 studenti. Più del triplo di noi. L'Inghilterra ne ha 19. Più del doppio. La media europea è del 50% superiore, quindi 12,5. Messe così le cose noi siamo più meno al 50% sotto di come dovremmo essere".Proprio qualche giorno fa è stata annunciata una task-force Unesco-Microsoft, sostenuta da 50 milioni di dollari dell'azienda di Redmond. Si occuperà di istruzione superiore e Ict. Una squadra di esperti studierà il piano di applicazione della tecnologia ai metodi di studio, per rilanciare lo sviluppo del capitale umano nel mondo. "E' un investimento importante pur in uno scenario non facilissimo dell'economia mondiale. Perché il rischio che si corre è che si vada tagliare proprio nei posti peggiori, quelli in cui non si deve. E' decisivo dare gli strumenti che preparino i giovani, a scuola, a una realtà complessa e competitiva come questa che viviamo".
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Ravennate, classe 1944, Paolucci ha seguito molto da vicino lo sviluppo tecnologico del nostro paese, avendo guidato Microsoft Italia dal 1984 al 1997. Perché l'Italia è messa così male?"Perché non stiamo usando fino in fondo un'area che è in grado di fare la differenza. Senza parlare di nazioni europee evolute come quelle del Nord, basta l'esempio del Portogallo: lì, anche con la nostra collaborazione, lo Stato ha dato a tutti bambini delle elementari un computer. E sto parlando di 1 milione di terminali connessi in rete. Cosa che ha finito per trasformare - in meglio - anche i modelli di insegnamento. Da noi non è così. Ci sono delle esperienze locali di eccellenza, è vero, ma se restano isolate il loro valore si disperde".