giovedì 10 dicembre 2009

COS’E’ LA SCUOLA OGGI?

La scuola sta cambiando. Lo spazio fisico dell’apprendere e la tipologia di oggetti culturali che costituiscono il mix formativo si ridefiniscono sulle nuove opportunità offerte dalla tecnologia: Internet, lavagne digitali e e-learning si affiancano alle lezioni frontali e ai libri, trasformando le modalità “gutenberghiane” dell’apprendimento.
La scuola si è accorta che non può continuare a “trasmettere” conoscenza e che, soprattutto, il libro non è più sufficiente anche se conserva un ruolo decisivo e probabilmente insostituibile per la formazione della coscienza critica individuale; soprattutto non è in grado di intercettare gli stili cognitivi di studenti sempre più difficili da motivare ed “agganciare” empaticamente. è vero, una trasformazione è in atto: i linguaggi digitali che le cosiddette “nuove tecnologie” introducono e che i nostri studenti utilizzano a casa quotidianamente, coinvolgono ormai tutte le discipline. Non è più il caso di confinarle nell’area tecnologia come già le Indicazioni per il Curricolo hanno bene evidenziato. Così come non è più il caso di concentrarle nel “laboratorio di informatica” dove il computer, isolato, “predica se stesso”. E questo è tanto più evidente proprio nella scuola primaria dove ci troviamo di fronte ragazzi nati nella società digitale che “parlano” un linguaggio nuovo.I docenti, in questa fase storica del sistema educativo italiano (e internazionale), si collocano in gran parte in nella fascia d'età degli (e possiedono competenze simili agli utenti che Prensky (2001) definisce "Digital Immigrants", ossia dei soggetti che hanno acquisito le loro competenze e continuano a formarsi e a formare utilizzando la tecnologia come uno strumento passivo, per lo più per scopi di documentazione personale, ma più raramente per condividere e scambiare informazioni. Vi é cioè una profonda distinzione fra i giovani, che oggi usano il web in modo autentico, profondo, sfruttandone gran parte delle potenzialità in modo naturale, e i loro docenti che della tecnologia fanno un uso limitato e limitante. Questo divario nel concepire e usare la tecnologia può avere un impatto negativo sulla didattica nelle scuole, al punto che gli stessi processi di apprendimento formale, costruiti per un mondo che non conosceva ancora la tecnologia del web, appaiono più lenti, meno efficaci, e spesso noiosi ai giovani studenti di oggi. Ne consegue che l'uso della tecnologia web in termini autentici presupponga un set di competenze in grado di valorizzarne le caratteristiche e coinvolgere i giovani studenti, dialogando e parlando a loro con il loro linguaggio, che spesso si nutre di processi di apprendimento informale, fuori dalle mura scolastiche, attraverso l'uso combinato e disinvolto di differenti tecnologie integrate (dalla TV, al web, ai videogiochi, ai videofonini) certamente più accattivanti della classica lezione frontale di gentiliana memoria. E' possibile dunque rendere più efficace la formazione formale nelle aule scolastiche proprio ricorrendo all'uso degli strumenti dell'apprendimento informale, che i giovani hanno più o meno consapevolmente imparato ad utilizzare: ai docenti resta l'importante compito di attivare tali processi di apprendimento, di stimolare gli studenti ad apprendere ed approfondire - anche dopo il suono della campanella - le tematiche trattate in classe, facendo leva proprio sulle tecnologie che questi ben conoscono.
Le nuove tecnologie non sostituiscono il libro scolastico ma poco a poco lo affiancano nella didattica e nell’apprendimento da parte dei ragazzi. E’ così che il libro mantiene la sua importanza ma viene affiancato sempre più dall’uso della rete, con una progressiva integrazione dei contenuti del libro con l’uso di Internet anche per lo studio, soprattutto per le attività di ricerca e di approfondimento.
La rete integra l’uso del libro, non lo sostituisce. Si passa da percorsi di apprendimento di tipo lineare ad altri di tipo ipertestuale e combinatorio, in cui su un certo argomento le pagine di un libro convivono con tutto quanto può essere trovato in rete utilizzando i numerosi motori di ricerca. Si stanno modificano quindi i processi con cui finora la scuola ha strutturato la didattica, con cui i docenti hanno imparato ad insegnare, e anche, con cui i genitori hanno seguito i loro figli nei compiti a casa.Processi che se da un lato possono esaltare le capacità dei ragazzi di fare confronti, prendendo in esame, in parallelo, fonti e contenuti diversi, fornire loro l’opportunità di accedere e gestire grandi quantità di informazioni, dall’altro possono introdurre meccanismi ansiogeni, causati dalla difficoltà di districarsi da soli senza guida nella enorme mole di dati e informazioni disponibili, e anche dar luogo a fenomeni di digital divide, in cui chi dispone di accesso alla rete e di conoscenze più approfondite sull’utilizzo delle tecnologie è avvantaggiato anche da un punto di vista informativo e culturale
ALESSANDRA MANNO

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